Ex Consiglieri Regione Lazio: tempi di restaurazione

Nove mesi dopo le dimissioni consegnate “spintaneamente” e in blocco dai Consiglieri PD della Regione Lazio, passare in rassegna l’elenco degli stessi e verificarne l’attuale collocazione istituzionale è attività utile per rendersi conto di quanto impermeabile al cambiamento possa essere il quadro politico del Partito di Roma e della nostra Regione. La scorsa campagna elettorale per le Elezioni Politiche, coincisa con quella delle Regionali, ha messo molti di noi di fronte ad assemblee in cui la mancata denuncia della levitazione delle risorse pubbliche a disposizione dei Gruppi, o meglio si può dire la compiacente accettazione della stessa, era argomento molto sentito tra i cittadini. In quei giorni, Nicola Zingaretti poteva far leva, giustamente, sulla scelta di aver imposto un ricambio totale dei membri del Consiglio (fatto tutt’altro che scontato), ma l’argomento era contraddetto almeno parzialmente dal fatto che ben cinque Consiglieri uscenti PD (Scalia, Moscardelli, Astorre, Lucherini e Valentini) si candidavano in posizioni eleggibili al Senato, uno (Di Stefano) si candidava alla Camera dei Deputati insieme al collega di SEL Zaratti, tutti dopo la loro partecipazione alle “”primarie”” dello scorso dicembre (su queste, tornerò più avanti). Certamente non fu questo il solo motivo per cui una consistente quota di voto d’opinione nel Lazio si orientò alla Regione per Nicola Zingaretti e il Centrosinistra, mentre per il Parlamento scelte il Movimento 5 Stelle, ma possiamo dire che la questione contribuì a che ciò accadesse. Oggi i sette ex Consiglieri poco fa citati sono tutti Parlamentari della Repubblica o, per meglio dire, uno lo diventerà presto: si tratta di Marco Di Stefano, per cui, senza che la cosa fosse in alcun modo dissimulata, si è svolta in queste settimane una specie di selezione del Deputato da far entrare in giunta (alla fine, dopo alcune indisponibilità incassate riservatamente o pubblicamente, la scelta è caduta su Marta Leonori, per altro già impegnata nel coordinamento politico del Comitato del Sindaco Marino), così da rendere possibile l’ingresso del primo dei non eletti nel collegio Lazio 1 della Camera. Analogamente (ma questo è un piano diverso) è noto a tutti che la preoccupazione dei vertici regionali e cittadini del PD di garantire al Partito tre Assessori interni al Gruppo Comunale, cosa accaduta, non fosse legata alla volontà di riconoscimento di meriti e capacità, che pur ci sono, ma alla convenienza di permettere l’accesso dei primi tre non eletti, riconducibili a tre componenti del PD (Policastro-popolari, Piccolo-dalemiani, Palumbo-zingarettiani).

Allargando lo spazio d’analisi, oltre le Aule del Parlamento, si rilevano i contorni di una restaurazione quasi complessiva delle postazioni di potere degli ex Consiglieri Regionali “”d’opposizione””: qualcuno, va detto, ha concorso in una gara molto insidiosa e difficile, come l’ex Capogruppo Montino, oggi Sindaco di uno dei più importanti Comuni del Lazio, Fiumicino. Altri hanno meritato le loro stellette con il lavoro svolto al Comitato del candidato Sindaco, come l’ex Consigliere Foschi, oggi capo-segreteria del Sindaco, o ritirando la propria candidatura alle primarie per la corsa al Campidoglio sulla base di un accordo politico con lo stesso Marino, come ha fatto l’ex Consigliere di SEL Nieri, oggi Vicesindaco. A ben vedere, i soli ex rimasti impigliati nella rete sono quelli appartenenti all’IDV (Claudio Bucci ha anche tentato la corsa a Consigliere Comunale con il PSI, raccogliendo 790 voti, contro i 7.187 del 2010 in Regione) e dei Radicali, in entrambi i casi con una rilevanza significativi delle vicissitudini di queste due forze politiche. C’è stato anche un caso dinastico: l’ex Consigliere della Lista Civica Celli ha eletto (è il termine giusto) la figlia Svetlana in Consiglio Comunale.

Sono persuaso che questa storia non sia finita qui: si sa che il Congresso del PD, ma soprattutto le Elezioni Europee e Amministrative dell’anno prossimo rappresentano gli ambiti in cui altri illustri ex stanno programmando di ritrovare collocazione.

Cosa ha impedito e cosa impedisce a quel senso diffuso nell’opinione pubblica, che si esprime nel voto di opinione, di operare fino in fondo, nella sua salutare funzione democratica di controllo e stimolo per la selezione della miglior classe dirigente possibile, pur in presenza di responsabilità politiche avvertite come tanto lampanti? Ammesso che questo quesito sia in voga nel PD e nel Centrosinistra (cosa di cui francamente dubito), mi sento di dare una risposta, secondo le mie convinzioni: questo impedimento si trova nel controllo del sistema di generazione e mantenimento delle preferenze personali, connesso al ruolo che le stesse hanno per il mantenimento di cordate di potere costituite attraverso postazioni elettive di diverso livello territoriale e sistema delle nomine nelle aziende municipalizzate e simili. Questo sistema ha consentito, infatti, ad alcuni ex Consiglieri Regionali del PD di garantirsi l’elezione nelle “”primarie”” per i Parlamentari svolte a capodanno: ho posto tra due virgolette il termine primarie perché le stesse, risultando una competizione tra più candidati per un certo numero di posti e non per uno solo, nonché mancando l’obiettivo principale per furono definite, ossia quello di consentire l’ingresso nell’ambito della rappresentanza politica di esperienze diverse da quelle strettamente partitiche, sono state in realtà una competizione a preferenza doppia di genere nell’ambito degli elettori precedentemente iscritti. Lo stesso sistema ha fatto sì che ciascun Consigliere Regionale PD eletto nel nuovo Consiglio Regionale debba parzialmente o totalmente il successo della propria candidatura al fatto di essere stato sostenuto e talvolta scelto da uno di quegli ex, con una capacità della trasmissione del consenso personale che impressionò (e preoccupò tanti) quando i Consiglieri del PDL esclusi dalle elezioni del 2010 riuscirono a trasferire i propri voti su candidati nella Lista Polverini e che colpisce accada altrettanto naturalmente nel Centrosinistra. Nel caso estremo del rapporto familiare, poi, c’è lo strumento dello stesso cognome, ma qui siamo oltre l’ambito delle valutazioni politiche e non val la pena soffermarsi. Conta piuttosto dire che, in tantissimi casi (sebbene non in tutti), questo sistema foraggia campagne elettorali costosissime, le quali diventano un elemento selettivo di fatto a scapito degli outsiders, oltre a porre interrogativi sul perché le raccolte fondi siano spesso così esose e quali interessi le rendano tali. Guai ad ignorare che il sistema di finanziamento dei Gruppi, che in molto casi riguardanti il Centrodestra e l’IDV ha determinato fatti gravissimi di arricchimento personale, in tutti i casi era volto a finanziare quelle attività che i Consiglieri svolgevano per alimentare il loro consenso diretto.

So che la vittoria alle amministrative attutisce l’eco di questioni come queste nell’ambito del mio Partito, ma penso che invece le stesse meriterebbero attenzione proprio dopo l’esito delle Elezioni Comunali, che hanno rilevato un dato di astensione impressionante: la questione è che laddove vi è un’opinione pubblica diffusa che non trova risposte generali di cambiamento cui poter prestare fiducia, la stessa si congela nel voto d’astensione, facendo rilevare maggiormente nel gioco democratico il peso del voto di struttura. Ma quell’opinione pubblica non resterà congelata per sempre e comunque sarebbe bene scacciare la tentazione di sperarlo! A me pare che il PD spesso lo faccia.

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3 thoughts on “Ex Consiglieri Regione Lazio: tempi di restaurazione

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